ASSOLUTAMENTE DA LEGGERE: IN TUTTA ONESTÀ QUESTO MONDO ANDREBBE SICURAMENTE AVANTI SENZA LA SPECIE UOMO….. Di (Eddi Antispecista) – Lettera di un animale abusato.

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Sono venuto al mondo una sera d’Ottobre. Pioveva. E’ vero, io non so cosa sia la pioggia. Nel mio angolo, o meglio, spigolo di mondo, non cade mai. Al massimo posso immaginarla ascoltando il suo ticchettare sul coperchio della mia prigione. Penso sia bella, la pioggia. Penso.
Il mio arrivo in questo mondo non è stato salutato nel migliore dei modi, dopo pochi giorni dalla mia nascita, qualcuno, qualcosa, mi ha afferrato e mutilato orribilmente. Il dolore è stato enorme, molto più grande del mio piccolo corpo inerme. Non credevo potesse esistere un dolore così grande. Non so perchè mi sia successo questo, ma finchè vivrò non potrò mai dimenticare le lame che lacerano la carne e lo stridere del metallo sui miei denti, fino a spezzarli. Se non lo avete provato, non mi potete capire e, probabilmente, vi farete beffe di me. Beh, spero per voi che, durante la vostra vita, non vi troviate mai ad essere vittime inermi di qualcuno più forte.
Come ogni cucciolo ho amato mia madre e credo che anche lei amasse me. Penso che, il nostro rapporto, sarebbe stato migliore se, tra di noi, non ci fossero state delle fredde sbarre d’acciaio a dividere l’amore dal profitto. Se solo avesse potuto alzarsi ogni tanto per correre insieme o per oziare sotto un tiepido sole primaverile. Ma che dico? Io non so cosa sia la primavera, nella mia scatola, è sempre notte e le stagioni non esistono. Sai che l’inverno ha ceduto il passo alla bella stagione, solo perchè, il tepore del sole, trasforma la tua gabbia di latta, in una sauna puzzolente.
Qui dentro non c’è molto da fare, la nostra vita scorre monotona. Passiamo le giornate a mangiare e sperare che non arrivi mai la luce del sole a squarciare la notte delle nostre inesistenze. La luce del sole. Quella la conosco. L’ho veduta a volte ed è la cosa che temo di più. Arriva improvvisa, preceduta dal rumore di passi e dal brontolio di enormi pance metalliche. Acceca i nostri occhi da talpe e si accompagna sempre al terrore di qualche nostro compagno misto agli insulti di chi vuole convincerlo a seguirlo chissà dove, al percuotere delle schiene, all’esplodere del dolore in urla terrificanti. Poi, sparisce. In fretta com’è apparsa. Ritorna il buio della nostra cella, a tranquillizzarci, a prometterci, un altro giorno, di vita, senza vita. Intorno, però, qualcosa è cambiato: siamo di meno. Anche stavolta abbiamo pagato il nostro tributo e tutto ciò che possiamo sperare, è che, domani, non tocchi a noi.
L’autore di questa lettera potrebbe essere qualunque animale abusato, sfruttato e infine ucciso in nome dell’egoismo umano…..