CHE FINE HANNO FATTO GLI INDIANI D’AMERICA? – 31 gennaio 1876, l’inizio della fine!

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CHE FINE HANNO FATTO GLI INDIANI D’AMERICA? – 31 gennaio 1876, l’inizio della fine!

 

Oggi ricorre una data che forse nessuno ricorda: il 31 gennaio 1876 il governo degli Stati Uniti impose a tutte le tribù indiane le “riserve”. Fu l’inizio della fine!

Vogliamo commemorare questa data con uno scritto di E.F. JILTS

CHE FINE HANNO FATTO GLI INDIANI D’AMERICA?

Dove sono oggi i nativi americani? che fine hanno fatto da quando i fumetti e i film hanno smesso di mostrarli nei loro racconti?

Partiamo da un accenno alla loro storia che forse non tutti conoscono. Gli studiosi sono quasi tutti d’accordo nel datare intorno al 15.000 a.c le prime  presenze umane sul territorio del nuovo mondo. I nativi, al tempo homo sapiens sapiens provenienti dall’Eurasia, si sparsero su tutto il territorio andando ad abitare le zone che meglio potevano accoglierli come le rive dei fiumi, le valli fino ad arrivare al remoto territorio dell’Alaska non troppo accogliente. Da quando hanno cominciato a vivere sul territorio americano fino all’arrivo dell’uomo bianco, in seguito alla scoperta dell’America, hanno sviluppato la loro cultura e hanno vissuto nella pace e nella tranquillità. Loro vivevano immersi nella natura e rispettavano la madre terra per tutto ciò che gli veniva donato da essa.Il motivo per cui  vengono chiamati Indiani deriva dal fatto che quando fu scoperto il nuovo mondo i navigatori rinascimentali erano convinti di essere sbarcati in  India.

La loro cultura è sempre stata misteriosa e sconosciuta ai più. Ci sono alcune usanze che trovo molto interessante riportare. Una di queste è sicuramente quella del calumet della pace, pipa di cui tutti hanno sentito a parlare e che per i nativi aveva un significato molto preciso. Infatti la pipa veniva offerta e si fumava quando veniva concluso uno scambio, quando qualcuno si sposava, quando qualcuno veniva adottato o ancora semplicemente per sancire la pace. Il tabacco che veniva fumato richiamava gli spiriti degli avi che venivano a rendere sacro qualsiasi patto. Lo strumento era composto da due parti tenute separate tra loro, visto che il fornello in pietra tenera rappresentava la donna mentre il cannello in legno rappresentava l’uomo.  Un altra usanza interessante è quella della foratura delle orecchie, che serviva a rendere parte di un popolo e quindi portare a rispettare le sue usanze i giovani che passavano all’età adulta.

Altro fattore della loro cultura molto interessante è quello che riguarda la medicina. Nella tradizione indiana non era vista solo come qualcosa che curava un corpo malato ma rappresentava la forza vitale dentro ogni aspetto della terra e il nostro collegamento con essa. Quindi la medicina di una persona era la sua energia, e significava anche avere conoscenza, perché solo questa poteva dare all’uomo il potere di fare e guarire nella propria vita.Wichasha Wakan significa uomo sacro e rappresenta lo sciamano della tribù ed anche colui che si occupa della medicina oltre che della conoscenza spirituale.

Anche quando ormai stavano per essere schiacciati dai conquistatori hanno continuato fino alla fine ha mantenere le loro tradizioni nel rispetto della terra che gli ospitava, degli spiriti che stavano dentro a tutte le cose e ai loro avi che avevano trasmesso loro la saggezza. Una di queste tradizioni era quella che veniva chiamata danza degli spiriti. Questa danza permetteva alla gente di vedere i propri avi cadendo in trance.

Durante il periodo della conquista del nuovo mondo gli Indiani venneroschiacciati e uccisi dall’uomo bianco senza il minimo rispetto né della loro cultura ne tanto meno delle loro terre. Per esempio i famosi cowboy, uccidevano tutti i bisonti o gli animali che servivano da alimentazione hai nativi senza preoccuparsi dello sterminio che stavano compiendo. Per le tribù era un sacrilegio oltre che uno spreco visto che loro avevano un gran rispetto degli animali e chiedevano sempre il permesso per poter cacciare solo ciò che gli serviva per sopravvivere.

Da quando sono stati rinchiusi nelle riserve, obbligati a vivere dentro dei recinti nella loro terra, che occupavano da millenni, si è smesso di interessarsi della loro situazione e pochi oggi sanno come vivono tutt’ora o se esistono ancora.Ma dove sono finiti? e come sono i loro rapporti con il mondo civilizzato?

Ad oggi le riserve non sono altro che isole di povertà dove i pochi nativi che sono rimasti vivono una situazione estremamente difficile, dimenticati da tutti e rispettati da pochi. Gli attuali stati che ospitano le riserve sfruttano i loro territori senza però dargli niente in cambio. Esempio è lo stato del South Dakota che sfrutta le risorse idriche degli indiani. La condizione economica dei nativi è molto tragica essendo il 54.9% di loro sotto alla soglia di povertà e il 71% resta disoccupato. una strada che alcune tribù hanno deciso di seguire per migliorare la loro condizione economica è quella di costruire Casinò all’interno delle riserve dove, teoricamente, vige una legislazione diversa da quello degli stati. Questo fattore ha contribuito ad aumentare l’accezione negativa che la gente ha di loro, ma d’altronde si è sempre bravi a giudicare da fuori.

Oltre alla condizione economica anche quella sociale non è delle migliori. Un’elevata percentuale di Indiani ha problemi di alcolismo dovuti alla frustrazione di vivere chiusi in zone predestinate e non essere rispettati dal resto del paese, ma piuttosto continuamente sfruttati. I tassi di criminalità sono elevatissimi, i dati riportano che di norma viene commesso un reato ogni 10 abitanti. Dal 1885 spetta alle autorità federali giudicare e punire tutti gli atti che vengono commessi all’interno delle riserve. La massima pena che possono dare i tribunali delle tribù è attualmente di 3 anni, dopo l’accettazione da parte di Obama del Tribal Law and order Act del 2010. Ma dal momento che per poter emanare sentenze bisogna garantire a ogni persona imputata un avvocato d’ufficio, e molte tribù non possono permetterselo, le sentenze spesso passano ai tribunali federali e alle sue autorità. Una ricerca ha dimostrato che il 50% degli uffici legali statunitensi rifiuta le cause degli Indiani. Possiamo riportare come esempio un problema che sta diventando sempre più preoccupante, quello dello stupro di native da parte di non nativi, ovvero persone esterne alle riserve. L’attuale sistema giudiziario non permette ai tribunali tribali di perseguire queste persone e gli uffici legali americani rifiutano di intervenire nel 67% dei casi.

Negli ultimi anni sono state fatte alcune politiche dal governo Obama per migliorare la loro situazione ma molte tribù vivono ancora in una condizione disumana. L’importante è però non dimenticarsi che sono stati reclusi in recinti come animali e trattati con disprezzo per molto tempo, e provare a chiedersi del perché noi, come uomini, sentiamo il bisogno di prevaricare su persone e popolazioni diverse da noi come se ne fossimo estremamente spaventati.

Alla fine lo abbiamo studiato tutti: quando siamo arrivati nel nuovo mondo siamo stati accolti con amore e doni a cui abbiamo risposto con le armi e losterminio dei loro figli e delle loro donne, senza nemmeno provare a vivere tutti insieme in pace su un territorio che come spazi lo ha sempre permesso.

SCRITTO DA E.F. JILTS

tratto da: http://www.iopensoindipendente.it/?p=760