CHE GUEVARA – LETTERA ALLA MADRE DAL CARCERE DEL MESSICO

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CHE GUEVARA – LETTERA ALLA MADRE DAL CARCERE DEL MESSICO

Non sono Cristo né un filantropo, vecchia, sono tutto il contrario di un Cristo, e la filantropia mi sembra una cosa da … (parola illeggibile); per le cose in cui credo lotto con tutte le armi a mia disposizione e cerco di lasciare a terra l’altro, invece di lasciarmi mettere in croce o in qualsiasi altro luogo. Riguardo allo sciopero della fame sei completamente fuori strada: l’abbiamo incominciato due volte, durante il primo hanno liberato 21 dei 24 detenuti, nel secondo hanno annunciato che avrebbero scarcerato Fidel Castro, il capo del movimento; questo avverrà domani. Se accadrà quello che hanno promesso, rimarremmo solo in due in carcere. Non voglio che tu creda, come insinua Hilda, che i due che rimaniamo siamo i sacrificati, siamo semplicemente quelli che non hanno i documenti in regola e per questo non possiamo usufruire delle agevolazioni di cui hanno beneficiato i nostri compagni, I miei progetti sono di andarmene nel paese più vicino che mi dia asilo, cosa difficile data la fama internazionale che mi hanno affibbiato, e lì essere pronto per quando sarò necessario. Ti ripeto che probabilmente non potrò scrivere per un periodo più o meno lungo. Quello che veramente mi abbatte è la tua mancanza di comprensione in tutto questo, e i tuoi consigli sulla moderazione, l’egoismo ecc., cioè le qualità più esecrabili che possano esserci in un individuo. Non solo non sono moderato ma cercherò di non esserlo mai, e quando riconosca in me stesso che la fiamma sacra ha lasciato il posto a un timida fiammella votiva, il meno che potrò fare sarà mettermi a vomitare sulla mia stessa merda. Riguardo al tuo cosiddetto moderato egoismo, cioè, l’individualismo meschino e vigliacco, secondo le virtù di XX (1), devo dirti che ho fatto molto per liquidarlo, non precisamente quel tipo ingrato, pusillanime, ma l’altro, il bohemien, incurante del prossimo e pieno del sentimento di autosufficienza per la falsa coscienza o meno della mia stessa forza. In questi giorni di carcere e nei giorni precedenti dell’addestramento, mi sono identificato totalmente con i compagni della causa. Mi ricordo di una frase che un giorno mi parve stupida o almeno strana., che faceva riferimento all’identificazione assoluta tra tutti i membri di un corpo combattente, dove al concetto di io si sostituiva quello di noi. Era una morale comunista e, ovviamente, può sembrare un’esagerazione dottrinaria, ma realmente era (ed è) bello poter sentire quella emozione tra noi… (Le macchie non sono gocce di sangue, ma succo di pomodoro) (2) Sbagli profondamente nel credere che dalla moderazione o dal “moderato egoismo” saltino fuori grandi scoperte o capolavori d’arte. Per tutte le grandi opere è necessaria la passione, e per la rivoluzione sono necessarie la passione e l’audacia in grandi dosi, cose che abbiamo come esseri umani. Un’altra cosa strana che noto in te è il continuo riferimento a Tata Dios, mi auguro che non ritorni alla tua congregazione giovanile. Ti dico anche che la serie di S.O.S. che hanno lanciato non è servita a niente: Petit se l’è fatta sotto, Lezica si è defilato e ha fatto a Hilda (al contrario dei miei ordini) un sermone sugli obblighi dell’esiliato politico. Raúl Lynch si è comportato bene, da lontano, e Padilla Nervo ha detto che erano ministeri diversi. Tutti potevano aiutare ma a condizione che io abiurassi i miei ideali: non credo che voi preferiate un figlio vivo e Barabba a uno morto in qualsiasi parte del mondo compiendo quello che egli considera il suo dovere. Le trattative di aiuto ci mettono tutti ancora più in difficoltà… Inoltre, è sicuro che aver pagato il conto con Cuba me ne andrò via in qualsiasi altro posto, perché è altrettanto sicuro che impiegato in un ufficio o in un clinica di malattie allergiche mi sentirei perduto. Con tutto questo mi sembra che quel dolore, il dolore di una madre che si incammina nella vecchiaia e che vuole suo figlio vivo, deve essere rispettato, e io ho l’obbligo di prendermene cura, e soprattutto ho voglia di prendermene cura; mi piacerebbe vederti non solo per consolarti ma anche per consolarmi delle mie sporadiche e inconfessabili nostalgie. Vecchia mia, ti bacia e ti promette di vederti presto, se non ci sono novità, tuo figlio il CHE

Alla fine del testo il padre sottolinea: “Ho la certezza che il carcere finì per definire totalmente la personalità di Ernesto. In questa carte egli si definisce con precisione: è un rivoluzionario con la sua fiamma sacra. Fa anche una profonda autocritica quando riconosce che in un determinato momento era stato un bohemien privo di preoccupazioni e presuntuoso”.

(1) Persona di nostra amicizia.

(2) Si riferisce a due piccole macchie rosse contenute nella lettera.