Un’intervista a Felicia Langer – Un’avvocatessa Israeliana a difesa dei Palestinesi !!

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“Il ponte esiste davvero”

Felicia Langer: ‘Non posso vivere con le ingiustizie senza far niente per combatterle’. Foto: UNiesert (Wikimedia Commons). Felicia Langer: ‘Non posso vivere con le ingiustizie senza far niente per combatterle’. Foto: UNiesert (Wikimedia Commons).

APM: Quale dei molti premi vinti riveste maggiore significato per Lei?
Felicia Langer: L’aver ricevuto il Premio Nobel alternativo, il premio più importante dopo il Premio Nobel, è stato un bel riconoscimento.

APM: Nel 1950 Lei è migrata insieme a suo marito in Israele dove poi ha studiato giurisprudenza. Come ha vissuto l’inizio della sua carriera professionale in un regno ancora tutto maschile?
F.L.: Ho dovuto impormi, essere sempre la migliore. Questo mi è rimasto dentro. Non è sempre stato facile. Dal 1965 al 1967 ho difeso gente povera ed esclusa. Certo, non ci ho guadagnato ma ne ho tratto molta soddisfazione.

APM: Come hanno reagito i suoi clienti palestinesi a Lei, come donna?
F.L.: All’epoca ero l’unica a difendere dei Palestinesi sulla base della solidarietà e della comprensione. Forse cercavano dell’empatia. Il mio primo cliente è stato un Imam. Venne con sua moglie, il loro figlio era in carcere. Avevano ricevuto recapitata la camicia del figlio macchiata di sangue e quindi sapevano che era stato picchiato. In quel momento mi sono sentita come sua madre e piangevo insieme ai genitori. In questo modo è crollato il muro tra di noi. Credo che quando esiste partecipazione, comprensione e vera solidarietà, la questione di genere diventa secondaria.

APM: Come ha iniziato ad essere conosciuta come avvocato per i diritti umani?
F.L.: E’ stato un processo. Ero una donna, un’Israeliana e difendevo Palestinesi – terroristi, continuava a rinfacciarmi la gente. Ma ciò non è giusto perché non ho mai difeso chi ha perseguitato dei civili. Ma insieme alla fama è arrivato talmente tanto odio che anche questo ha contribuito alla mia notorietà. A un certo punto ho addirittura avuto bisogno di una guardia del corpo.

APM: Come è stata trattata dai suoi colleghi maschi?
F. L.: Coloro che hanno capito che per noi è un dovere difendere i Palestinesi in questa situazione di arbitrarietà mi hanno mostrato molta simpatia. Altri invece non riuscivano a nascondere il loro odio e questo mi ha fatto soffrire parecchio.

APM: Per quale motivo ha reso l’impegno per i Palestinesi il compito della sua vita?
F. L.: Lotto perché i Palestinesi vengono spogliati dei loro diritti e soffrono. Questa è un’occupazione crudele e colonizzatrice. Non posso vivere accanto all’ingiustizia senza fare niente.

APM: Perché ha lasciato Israele nel 1990?
F. L.: A partire dal 1987 mi sono resa conto che il mio lavoro era inutile. Il sistema giuridico israeliano è una farsa. Ero addirittura diventata un alibi per un brutto sistema. L’élite israeliana si vantava “abbiamo Felicia Langer! In Giordania o in Egitto non esiste nessuna Felicia Langer!” e così mi sono detta: “no, non voglio stare a questo gioco!” Per protesta ho chiuso il mio ufficio e ho reso pubblico questo mio passo. Anche il Washington Post ne ha parlato.

APM: Per quale motivo ha scelto la Germania come nuova residenza?
F. L.: Ho ricevuto un incarico per l’insegnamento all’università di Brema. In questo modo potevo portare avanti il mio lavoro per la pace e la giustizia, anche se in modo diverso.

APM: Nel 1998 la rivista israeliana “You” la annoverava tra le 50 donne più importanti della società israeliana …
F. L.: Sì, per me è stato come un riconoscimento. Tardivo, ma importante!

APM: E’ riuscita a raggiungere l’obiettivo della sua vita di creare un ponte tra Palestinesi e Israeliani?
F.L.: Se guardo a ritroso tutta la mia vita allora posso dire che questo ponte esiste davvero. Ancora oggi ricevo telefonate e riconoscimenti. Ci sono ragazze che in mio onore sono state chiamate Felicia. Ciò mi dimostra che basta costruirlo un ponte affinché continui a esistere.

Felicia Langer è ebrea di origine polacca. Nel 1949 sposa Mieciu Langer, sopravvissuto a cinque campi di concentramento. Nel 1950 la coppia migra in Israele dove nasce il loro figlio. Nel 1959 Felicia inizia a studiare giurisprudenza. A partire dalla Guerra dei sei Giorni (1967) difende Palestinesi davanti ai tribunali militari israeliani raggiungendo una notorietà che travalica le frontiere israeliane. Ha scritto numerosi libri. Nel 1990 chiude il suo studio e con il marito si trasferisce in Germania.